di Athirson de Oliveira
Oggi è il mio compleanno, ed è stata la giornata più normale da un mese a questa parte. Ho ancora tre ore e mezza per decidere se sia un bene o un male
Intanto mi faccio il mio regalo. Con l’augurio di potermeli vedere presto, senza distruggere altre macchine e restare con l’amaro in bocca.
di Athirson de Oliveira
Ci chiamiamo Athirson, Bartelt e Dahlin. Ogni tanto i nostri articoli nascono da discussioni col nostro amico Tuta. Siamo giornalisti, ma siamo prima di tutto calciatori, svezzati dal maestro Oscar Washington Tabarez. Siamo calciatori, ma prima ancora siamo seghe. Pippe.
Meteore.
Apparsi in serie A come messia del pallone, come esteti del piede, come eroi degli stadi.
Invece abbiamo fatto cagare. Cagare e soprattutto ridere.
Noi un mestiere l’abbiamo trovato.
Ma le altre meteore, quelle musicali, quelle…che fine hanno fatto? Dove sono? Perchè facevano così cagare? E quando hanno capito di far schifo, dove sono scomparsi?
Toy Box: questi tizi sono l’emblema della meteora anni 90. E cos’altro può essere un gruppo clone dei magnifici e inarrivabili Aqua? Danesi anche loro, duo formato da una cantante con vocina irritante chiamata Anila Mirza e cantante uomo con voce grossa alla Rene Dif di nome Amir El Falaki.
Imbarazzanti.
Attivi dal 1990 (sticazzi), giunti al successo nel 1999 con una canzone dal nome Tarzan & Jane che pare poesia in confronto ai nomi di altri loro pezzi: Best Friend, Www.girl, Prince of Arabia, Wizard of love ma soprattutto Teddy the bear!!!
Ebbene questi idioti non si sono mai nemmeno presi la briga di annunciare il loro scioglimento, tacciono da dieci anni a parte sporadiche incursioni soliste della cantante, che ha deciso di dare per l’occasione un taglio netto dal passato, modificando il suo nome da Anila in Aneela.
Cleopatra: escono alla ribalta in un mondo orfano dei Fugees che si perdeva dietro alla fantastica Whoopi Goldberg di Sister Act I e II (film spettacolare da conoscere. Altro che Tarantino). Sono tre sorelline nere dalle lunghe treccine vestite con colori improbabili che poppizzano l’RnB. Il loro esordio Comin Atcha è una bomba, nessun nato negli anni 80 può dire di non aver mai ballato Life Ain’t Easy ai balli di gruppo del campeggio.
Il punto più alto della loro carriera (probabilmente due o tre mesi prima del punto più basso) è aprire lo Spiceworld tour delle Spice Girls.
Poi una sitcom su di loro. Fallimentare. Un secondo album. Vergognoso. Poi basta, tutte a casa.
Oggi? Si sono riformate e stanno registrando il terzo album. Pazzesco eh?
Wheatus: credo che nessun nostro lettore affezionato si sia mai dimenticato questa band straordinaria, con il cantante castrato e il percussionista che faceva balletti degni del peggior mangoni aggiungendo anche una gran faccia da sberle. I Wheatus si formano nel 95, saltano completamente la gavetta arrivando subito al successo con quel piccolo capolavoro pop punk (detto senza alcuna ironia) che è l’e.p. Teenage Dirtbag trainato anche da Adam Sandler. Poi cambiano sedici volte formazione (nella loro pagina Wikipedia fra gli ex membri figurano almeno 20 personaggi), da segnalare l’abbandono nel 2005 del bassista che pensa bene di entrare nel Corpo di Ballo Nazionale Cinese. Un eroe, poco da dire.
Nuovo disco nel 2008, ma chi li ha visti?
Gazosa: veri fenomeni mediatici dell’italietta, antesignani della T-Band che probabilmente è già precipitata giù da un burrone col suo pulmino. Questi si incontrano alla tenera età di dodici anni e sanno già suonare meglio dei Pooh. La Caselli pensa bene di sfruttare il loro talento facendo uscire per Sugar un album di cover. W l’industria musicale italiana. Col senno di poi, la Caselli aveva ragione da vendere: la farina del loro sacco assume spoglie raccapriccianti, quali Stai con me (forever) e l’avveniristica Www.mipiacitu uscita nei periodi in cui Libero Infostrada e Virgilio combattevano un’aspra lotta per dividersi il mercato dei 56k a colpi di cd di installazione gratuita regalati come fossero figurine.
L’ultimo, evitabile atto è una cover di Nessuno mi può giudicare della stessa Caselli, con un cameo rap imbarazzante di Tormento dei Sottotono.
Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte.
Ecco a voi un piccolo saggio della bravura necessaria a scrivere pezzi indimenticabili come Www.mipiacitu
di Martin Dahlin
Quando Gustavo all’inizio mi comunicò che bisognava tirare fuori i 50 dischi del decennio mi sono detto “minchia, 50 dischi, così tanti?”. Poi mettendo giù man mano quelli che mi venivano in mente sono arrivato a circa un centinaio, senza ordine di preferenza, per giunta. Un dramma, insomma. Poi sono diventati per fortuna 25, che ho selezionato con pochi criteri: un solo disco per gruppo, tralasciare dischi volubili (tipo che in questo periodo ascolto solo Beyoncé, ma non lo so ancora se ha fatto un disco del decennio o meno) e citare alla fine di tutto solo i dischi che ho ascoltato di più. Ho anche deciso di non mettere spiegazioni: penso che la didascalia migliore sia l’ascolto del disco.
p.s. chiedo scusa per l’utilizzo di artifici discutibili (il numero 26, i doppi numeri) ma solo 25 proprio non sono riuscito a metterli.
p.p.s. un ringraziamento doveroso a Internet (e nell’ordine a: Napster, Audiogalaxy, Soulseek, eMule, uTorrent, blog musicali), senza il quale probabilmente oggi starei ancora ad ascoltare solo Eros Ramazzoti e Luca Carboni (respect per Luca, in ogni caso).
p.p.p.s. (non) si accettano critiche.
(26. Fine Before You Came – S f o r t u n a)
25. Manchester Orchestra – I’m Like a Virgin Losing a Child
24. The Juliana Theory – Emotion Is Dead
23. Joanna Newsom – Ys
22. Saves the Day - Stay What You Are
21. Tegan & Sara – So Jelaous
20. The Format – Dog Problems
19. Alkaline Trio – Maybe I’ll Catch Fire
18. Weezer – S/t (The Green Album)
17. Brandtson – Dial in Sounds
16. Built to Spill – Ancient Melodies of the Future
15. Band of Horses – Cease to Begin
14. Death Cab for Cutie – Transatlanticism
13. Mogwai - Rock Action
12. Jimmy Eat World - Bleed American
11. New Found Glory – S/t
10. Hot Water Music – Caution
09. Arcade Fire – Funeral
09. Bright Eyes – Lifted or The Story Is in the Soil, Keep Your Ear to the Ground
08. Gaslight Anthem - The ‘59 Sounds
07. Bloc Party – Silent Alarm
06. Weakerthans – Reconstruction Site
05. Belle and Sebastian – Dear Catastrophe Waitress
05. Explosions in the Sky – The Earth is not a Cold Dead Place
04. Sigur Ròs - ()
03. Taking Back Sunday – Tell All Your Friends

02. Radiohead – In Rainbows

01. Brand New – Deja Entendu

di Gustavo Bartelt
Questo è il momento che aspettavo dal primo gennaio del duemila, anzi il secondo, perchè allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre ‘99 ho sperato intensamente che il millenium bug esistesse davvero, per poter raccontare qualcosa ai miei nipoti soprattutto,in fondo chi l’avrebbe mai detto che un negro sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti?
Finalmente ci siamo, posso scrivere la classifica più importante della mia vita, la classifica di un decennio, un decennio che ho vissuto nei miei anni migliori: 15-24, un decennio che ricorderò per tre motivi: l’amore, l’aver scritto delle canzoni e la vittoria ai mondiali.
In questo decennio la passione per la musica è stata tutto, ha segnato e forgiato il mio carattere, ha dettato le mie scelte e i miei errori e posso affermare di aver vissuto questi 10 anni di musica veramente a fondo, senza falsa modestia posso asserire con certezza che se tra 20, mtv farà uno speciale sugli anni zero, io sarò il miglior candidato possibile per un posto di opinionista, un pò come Red Ronnie lo è stato per gli anni 80 e Linus per i 90.
Detto questo partiamo con la classifica:
25 – the Hives – Veni, Vidi, Vicious – 2000
In realtà gli hives si valutano per il loro live, ma questo disco è una bomba. Canzoni clamorose, peccato che stiano diventando delle macchiette.
24 – Interpol – Turn On the Bright Lights – 2002
Revival e ancora revival, ok , ma c’è molto di più, un disco perfetto che ha spalancato un mondo nuovo ai ventenni. Gli Editors ringraziano. Pure i White Lies.
23 – the Get Up Kids – On a Wire – 2002
Non un capolavoro e questo è solare, ma un lavoro onesto e appassionato di sicuro, un disco anche coraggioso, l’unico disco possibile dopo quel gioiello di something to write home about.
22 – Jimmy Eat World – Bleed American – 2001
La fine dell’emo. Il disco dalla produzione perfetta, un disco beatleasiano per l’incredibile densità di potenziali hit, con in più quella freschezza che a cavallo tra le decadi solo questo genere sapeva offrire.
21 – Gaslight Anthem - the ‘59 Sound – 2008
Posizione troppo bassa forse, è vero, un pò mi condiziona il fatto che è un disco del 2008, un pò il fatto che sono convinto che i Gaslight Anthem scriveranno dei dichi ancora più belli, troppo sinceri per essere veri, grande gruppo e grande disco.
20 – Blonde Redhead - Misery is a Butterfly – 2004
Ha perso qualcosa con gli anni questo disco devo ammetterlo, ma è inutile dire che sono stati degli antesignani di un certo modo di trattare la materia dell’indie rock, uno dei dischi d’atmosfera più belli che abbia mai sentito.
19 – Idlewild – the Remote Part – 2002
Azzardata questa scelta, perchè si tratta di un disco rock, semplicemente rock, un disco non proprio rappresentativo del decennio, ma si tratta anche di un disco di canzoni bellissime e oneste, una mezzoretta di piacere puro per dimostrare che si può spaccare facendo solo quello che si sa fare e che si ama veramente.
18- the Decemeberists - Picaresque – 2005
Ascoltato la prima volta questo disco mi spaventai, “mi piace il folk?” – pensai – ebbene si, ho amato e amo, il folk, il folk pieno di passione e di genio e il vecchio Colin di genio ne ha da vendere, peccato che la sua sregolatezza lo stia portando a incarnarsi in uno dei Jetro Tull.
17 – Cold War Kids – Loyalty to Loyalty – 2008
Ne ho parlato abbastanza in uno dei primi post di questa gloriosa ‘zine e riconfermo tutto. Una garanzia.
16 – Hot Water Music – a Flight and a Crash – 2001
Una band enorme, capace di riscrivere la storia di un genere e ad innovarlo usando attitudine, passione e rispetto. Un disco solo in questa classifica ma che rappresenta un’intera discografia perfetta.
15 – Queens of the Stone Age – Songs For The Deaf – 2002
Il più classico dei dischi da me inseriti, un disco rock perfetto, suonato da musicisti eroici, il disco che ci mette d’accordo con i nostri padri.
14 – Taking Back Sunday - Tell All Your Friends – 2002
Quanto talento sprecato, quanti rimpianti, una scintilla che ha provocato un esplosione breve ma intensissima, disco simbolo di un movimento nato per morire e di una band che dimostra che l’eutanasia, in alcuni casi, può essere l’unica soluzione.
13 – Soulwax – Any Minute Now – 2004
Uno dei due dischi prettamente europei di questa classifica (UK esclusa), chi l’avrebbe mai detto che 5 ragazzoni del Belgio avrebbero insegnato al mondo come si possa unire alla perfezione l’elettronica col rock finendo per inventare proprio quell’electro che oggi ci sta massacrando le palle? Soulwax vi amo, ma un pò vi odio, i Bloody Beatroots sono colpa vostra.
12 – Brand New – the Devil and God Are Raging Inside Me – 2006
Una delle poche band che nella sua carriera è riuscita, e sta riuscendo a non deludere mai, il segreto è il coraggio, un gruppo che non si è mai fermato e che non si è mai accasato in un genere, affetti da un’evidente sindrome da ultimi della classe, da ragazzini sfigati del liceo, stanno in disparte e scrivono la musica più ispirata e appassionata degli ultimi anni. Chapeau.
11 – Postal Service - Give Up – 2003
Il side project più riuscito di sempre, Ben Gibbard per un paio d’anni è stato il re mida della musica e l’ha dimostrato con questo disco geniale. Canzoni come “such great heights” hanno dato modo a sceneggiatori impacciati di riempire il vuoto di serie tv all “O.C.”…mica cazzi.
10 – Bloc Party – Silent Alarm – 2005
Ennesimo gruppo che ha detto tutto con un disco, per un attimo ha illuso il mondo che l’Inghilterra fosse più di un accozzaglia di mode e giornali scandalistici. In silent alarm c’è tutto il meglio dell’indie rock degli anni zero, suonato pure divinamente, adesso invece i Bloc Party sono un’altra band che cerca di raccogliere il trono, lasciato vacante dagli Oasis, di gossip band del regno unito.
9 – the Strokes - Is This It – 2001
Prendi 5 ragazzi viziati di New York, fagli suonare del pop intriso di r’n'r fighetto e ottieni l’esordio più sfolgorante del decennio, un disco di hit, originale e personale nel suo essere tremendamente derivativo. Peccato per quei mocassini Julian.
8 – Against me! – as The Eternal Cowboy – 2003
Il disco punk del decennio, da mettere a fianco di London Calling, Rocket to Russia, Dear Your e Punk in Brublic,vagonate di attitudine e il grande merito di aver creato il filone più sincero del panorama musicale attuale.
7 – Elliot Smith – From a Basement on The Hill – 2004
Ovviamente non il disco migliore del mai troppo compianto cantautore, ma è il disco che me l’ha fatto conoscere e che mi ha fatto innamorare di lui, “a fond fareweel” resta una delle canzoni più belle mai scritte.
6 – Notwist - Neon Golden – 2002
Ecco gli altri europei, i crucchissimi Notwist, passano dal’hc old school più nervoso e isterico all’inventare un genere come l’indietronica, malinconico e rilassato e ricco di melodie straordinarie e arrangiamenti geniali, tra gli innovatori del decennio.
5 – the Shins – Chutes Too Narrow – 2003
Gioiellino che sembra essere uscito dagli anni 60 più pischedelici per immergersi nel indie-rock americano di fine anni 80 per poi ripulirsi con tutto il meglio del pop mai prodotto, disco perfetto privo di canzoni inutili e suonato con grande umiltà, canadians do it better.
4 – Alkaline Trio – Maybe I’ll Catch Fire – 2000
Dio del punk rock ringrazi il trio.
La loro è una tipica storia punk, 3 ragazzini annoiati si drogano tutto il giorno e quando non lo fanno suonano riordinando con una lucidità e un’ingenuità incredibile tutti i dettami del punk rock. In questo disco c’è l’urgenza e il disagio, ma anche il romanticismo e il genio, un disco ricco di dualismi e di tensioni, un disco sincero che non può lasciare indifferenti.
3 Death Cab for Cutie – Transatlinticsm – 2003
Un compendio del meglio della musica indie, si passa dal pop più sbarazzino a pezzi obliqui e affatto immediati, da interminabili e struggenti canzoni d’amore a pezzi tipicamente rock, da richiami elettronici a dolci ballate acustiche. Un disco ispiratissimo e di una godibilità unica, un disco di cui è difficile stancarsi, è difficile per la sua semplicità, sia di intenti che di arrangiamenti, il classico disco della maturità di una band che prima restava ostinatamente legata a un universo indipendente che la teneva ai margini e che ora cerca in ogni modo di emergere il più possibile cercando di mantenere una solida credibilit.
Bhe, che ci crediate o meno, nonostante la colonna sonora del film dei vampiri, nonostante il poster in camera di Seth Cohen, nonostante le canzoni in the Hills, in qualche modo i death cab, ci stanno riuscendo.
2 – At the Drive In - Relationship of Command -2000
Il decennio inzia con loro e loro decidono di ammazzarsi.
Storia controversa e isterica, così come lo erano gli At the Drive In, che lasciano a tutte le band della decade un eredità pesantissima, ovvero un disco geniale, figlio di una stagione gloriosa e padre di una non altrettanto, il disco più seminale tra quelli nella mia classifica, uno dei pochi dischi potenzialmente, capaci di generare una reazione, un testamento di chi forse aveva già capito che sarebbero arrivati dei tempi duri.
1 – Arcade Fire – Funeral – 2004
Se oggi vi parlassero di un gruppo-collettivo canadese fatto di polistrumentisti, che unisce indie, musica tradizionale, richiami di musica classica, David Bowie e new wave probabilmente reagireste con uno sbadiglio, quando invece questi canadesi stralunati fecero il loro ingresso nel music biz tutti spalancarono gli occhi di fronte all’unico gruppo veramente innovativo del decennio, perchè tutti gli elementi citati sopra non sono serviti a fare un insipido calderone, anzi, sono stati richiami e memorie che chi fa musica deve sempre tenere presente, ingredienti essenziali per creare uno stile che ha dettando e sta dettando legge ancora oggi. A questo bisogna unire delle performance live fuori dagli schemi e di altissimo livello, delle canzoni geniali e uno spirito genuino che solo dei canadesi possono avere.
Con Funerale gli Arcade Fire descrivono meglio di chiunque altro un decennio in cui nel bene e nel male, si è tentato in tutti i modi, e in tutti i campi, di ritornare indietro nel tempo, un decennio in cui in pochi hanno guardato al futuro e in tanti hanno guardato, in maniera spesso banale e frettolosa, al passato cadendo nel più tragico revivalismo.
Il passato e la storia sono materie difficili da trattare, questo sporco lavoro è meglio lasciarlo fare a chi ne ha i mezzi e le capacità e il collettivo canadese ha dimostrato di saperlo fare meglio di chiunque altro aggiornando il tutto ai giorni nostri gettando pure le basi per quello che potrebbe essere il rock del futuro.
di Athirson de Oliveira
Scrivere la lista dei 25 dischi più importanti del decennio è un po’ come riordinare e catalogare un pacco di fotografie. C’è quella in cui sei piccolo piccolo, quella in cui sei un po’ più grandicello e ti riconosci con orrore rispetto a come sei adesso, quella in cui sorridi e quella in cui stai frignando perché il tuo giocattolo è caduto nel fiume, quella che ti hanno fatto senza che te ne accorgessi, quella a colori e quella in bianco e nero. Vanno tutte in un solo album: ordine cronologico? Dalla più bella alla più sfocata? Quelle a colori separate da quelle in bianco e nero? Primi piani a parte? E la più bella qual’è? E soprattutto perché lo è?
Il decennio deve ancora finire, è vero, ma mi pare di poter dire che i dischi che usciranno d’ora in avanti apparterranno alla cultura e alla sensibilità della decade che verrà, se accetterete come noi l’idea che il tempo sia discreto e si possa frazionare. Per conto mio sono troppo immerso nel presente per poter dire con lucidità che “è stato il decennio di…” o “tipico di questi anni è…”. Certo è che criteri rigorosi non ne ho seguiti: ho escluso dischi bellissimi ma decisamente fuori luogo per l’epoca, eppure ho inserito dischi che fanno del loro essere fuori dal tempo la loro forza; ho inserito dischi di maniera, dischi talvolta derivativi; ho escluso dischi ascoltati più di ogni altro nella mia vita. In parole povere ho tentato di equilibrare come un burattinaio il cuore, la storia, la qualità oggettiva, l’estetica del Duemila, per essere sicuro di non dovermi pentire di aver salvato questi dischi da un decennio che presto, prestissimo, si allontanerà nella dimensione della nostalgia e del non ritorno lasciandoci tutti quanti un po’ più ricchi di suggestioni e un po’ più poveri di soddisfazioni.
25- Limp Bizkit – Chocolate starfish and the hot dog flavoured water – 2000
Li si ama o li si odia, ma è giusto il loro successo commerciale. Sono il gruppo più rappresentativo di una scena scomparsa, e al momento in quello spiacevole limbo che li rende troppo vicini per sentirne la nostalgia e troppo anacronistici per riproporli. Non il loro miglior disco, di sicuro il più influente anche per esiti lontanissimi dal Nu Metal.
24- Sounds Like Violence – The Devil on Nobel Street – 2009
Paga il fatto di essere appena uscito e quindi di avere già un piede nel prossimo decennio con una posizione bassa in classifica. Ma per la qualità e l’innovazione, credo rimarrà in classifica per ripresentarsi fra dieci anni fra le primissime posizioni.
23- La Quiete – La fine non è la fine – 2004
Un disco che rappresenta l’apice di un movimento emoviolence che, come tutte le esperienze dal carattere dirompente nella storia della cultura, si è bruciato in fretta, vedendo sgretolarsi effimeri proclami, ma lasciandoci alcune pietre miliari indimenticabili. Che la più ispirata sia italiana è solo motivo di orgoglio.
22- AAVV – Short music for short people – 1999
E’ del novantanove, è vero, sarebbe fuori luogo, ma credo che non esista nulla che meglio di questa compilation possa far comprendere cosa negli anni zero è scomparso degli anni 90.
21- Travis – The invisible band – 2000
Fare il botto eppure rimanere in sordina, con una classe tipicamente british. I Travis sono il classico gruppo che spacca i culi sottovoce. Niente liti fratricide o pose da messia del rock. Solo un disco per tutti, con sincerità e ironia.
20- Editors – An end has a start – 2007
Parliamoci chiaro, c’è gente che meriterebbe il posto degli Editors molto più degli Editors. Derivativi, visibilmente costruiti, di maniera. D’altronde, un salto del genere, da un esordio baciato solo dalla fortuna e francamente non riesco a capire da cos’altro (The Back Room), nel giro di soli due anni, è cosa più unica che rara.
19- Poison The Well – Versions – 2007
Passato inosservato, ma per sperimentazione e livello qualitativo diventerà disco di culto e bibbia compositiva semmai si deciderà di rivedere ed aggiornare il post hardcore. Il The Shape Of Punk To Come di questo decennio.
18- Rufio – 1985 - 2003
Merito loro e di questo breve disco se l’hardcore melodico si trascina oltre gli anni 90 per poi morire in una lunga agonia. I Rufio restano dei bambini prodigio sperduti e non vederli crescere darà un colpo letale alla scena
17- Carpark North – All things to all the people – 2005
Un disco semplicemente senza tempo, come solo lì al nord sanno fare. Reminiscenze dagli ultimi vent’anni incontrano una sensibilità pop attualissima.
16- mewithoutYou – Brother, Sister – 2006
La dimensione Christian Rock è solo un lato di questa band fuori da ogni schema, che con coraggio porta avanti un lirismo particolarmente sensibile in un’epoca decisamente difficile per certe “frivolezze”
15- Bad Astronaut – Twelve small steps, one giant disappointment – 2006
Il canto del cigno dell’hardcore melodico è Joey Cape con la voce spezzata che piange Derrick Plourde con una sensibilità pop insospettata. Un disco congelato nel suo essere tragicamente legato alle circostanze drammatiche che ne accompagnarono l’uscita.
14- The Decemberists – The Crane Wife – 2006
Arriva il momento della tua carriera in cui finalmente riesci a fare davvero tutto giusto. Quando il folk diventa rock e si condisce di progressive mandare tutto a puttane è un attimo. In The Crane Wife, Meloy non sbaglia una nota, e consegna alla storia un disco irripetibile che apre (ahimè) la grande stagione del folk.
13- Saves the day – Stay what you are – 2001
Ci sono gruppi che migliorano di disco in disco a seguito di una maturazione, altri invece che pagano la maturazione con la perdita di freschezza. Il disco pop punk più fresco del decennio, con delle intuizioni da capiscuola.
12- The National – Boxer – 2007
Il futuro (o la fine) dell’indie? Non lo so, non si saprà ancora per un bel po’. Perciò perché fare violenza a una band tanto inclassificabile e ad un disco così superiore a qualsiasi altro collega?
11- Brand New – The devil and God are raging inside me – 2006
Come è capitato e capiterà spesso in questa classifica, i dischi che con un deciso battito d’ali spiccano il volo distanziandosi irreversibilmente dalla massa sono trattati con devozione. TDAGARIM se ne va come un palloncino lasciato andare, e noi bimbi che lo stringevamo in mano prima non possiamo che guardarlo andare con amarezza e un po’ di orgoglio paterno
10- Blink 182 – Untitled – 2003
Che uno dei gruppi più discussi e influenti di tutti i tempi della scena punk rock, da sempre condannato alla fama di gruppo cazzone e di infimo livello tecnico, si svegliasse un giorno con un disco emocore sugli scaffali che faceva il culo a colleghi ben più rodati e “protetti” della scena, ho stentato a crederci anch’io, che dei Blink sono sempre stato fan sfegatato.
9- Converge – Jane Doe – 2001
Mille anni luce più avanti di qualsiasi uscita cosiddetta “estrema” nella decade. Un disco ripetutamente sfidato nel corso del decennio. Ovviamente, mai avvicinatosi nemmeno a barcollare contro la pochezza dell’avversario. Maestri irraggiungibili.
8- The Gaslight Anthem – The 59 Sound – 2008
Questi reinventano da zero un genere, il punk rock, che è tale e quale da trent’anni, usando Springsteen. E penso che basti.
7- Finch – What it is to burn – 2002
Un disco seminale che ha creato meraviglie e mostri. I Finch raccolgono la lezione dei Glassjaw e creano forse il filone più gettonato del decennio: lo screamo pop. In sostanza è colpa di queste dodici tracce se i quattordicenni non vanno più in skate.
6- Radiohead – Kid A – 2000
Una sorta di avviso a inizio decade: ecco cosa vi aspetta, popolo del rock alternativo.
5- Taking Back Sunday – Tell all your friends – 2002
Uno degli ultimi dischi emocore a non doversi confrontare con un’attenzione mediatica sempre più asfissiante che finirà per corrompere e spezzare l’incanto. Uno dei rimpianti più lancinanti del decennio.
4- Alkaline Trio – Maybe I’ll Catch Fire – 2000
Dove finisce il punk rock e dove inizia il pop? Quello che per tutti rappresenta un problema, per gli Alkaline Trio è essenza stessa della loro musica. In Maybe I’ll Catch Fire lo dicono chiaramente, per poi raggiungere nei lavori successivi un livello di sintesi di punk e pop non comprensibile da noi comuni mortali.
3- A.F.I. – Sing The Sorrow – 2003

Tra queste pagine non è forse ancora noto, ma gli A.F.I. sono senza dubbio il mio gruppo preferito. Il perché è inspiegabile, almeno all’interno di una classifica in cui peraltro decido di piazzarli terzi, e con un disco che non è il mio preferito. Il fatto è che la band di Havok si muove da un becero e trascurabile Hc old school tipicamente californiano per poi prendere una strada propria che muta molto velocemente, arrivando a risultati anche opposti talvolta, ma sempre seguendo una evoluzione coerente. La mia terza posizione è un tributo alla mia band preferita, ma anche un riconoscimento oggettivo di essere stati capaci di distanziare tutto e tutti, lasciandosi alle spalle l’hardcore, il dark punk, tentare la strada di una personalissima lettura del rock in chiave dark, lasciando immutata l’attitudine nascosta dietro a un look spesso improponibile. Uno stacco netto, deciso, ma anche ragionato e profondamente debitore di un passato talvolta imbarazzante (Very Proud of Ya) talvolta glorioso (The Art Of Drowning). Stupire con un disco più accessibile di qualsiasi lavoro precedente è una missione impossibile in anni come questi, in cui il confine fra musica e ideologia va sempre più assottigliandosi.
2- Coldplay – Viva la vida or death and all his friends – 2008

Il rock mainstream nel decennio è dei Coldplay. Perché i R.e.m. dopo gli anni 90 hanno sbagliato troppe cose. I Radiohead stravincerebbero se i decenni si contassero da metà. Gli U2 ormai perseverano nell’autocelebrazione umanitaria. I Coldplay invece piazzano subito nel 2000 un disco epocale come Parachutes per poi andarci vicinissimi per ben due volte con i successivi. Viva la vida è però una vera e propria opera d’arte completamente loro, una miniera di scoperte ad ogni ascolto, un disco che va ascoltato con cura per capire che non c’è nulla da fare: quando si entra nella storia non è perché si vende tanto o perché si sanno interpretare i gusti del pubblico, è perché si è bravi, dannatamente più bravi di tutti gli altri.
1- Bloc Party – A Weekend In The City – 2007

Qualunque prima posizione è destinata a far discutere. I Bloc Party non sono certo il miglior gruppo della decade. Il successo commerciale di questo disco impallidisce di fronte a tantissimi altri. Né questo disco è esente da qualche difettuccio o addirittura qualche pezzo sbagliato (l’opener, Song For Clay insinua foschi presagi fra plagi dei Muse e ritornelli frettolosi). Il punto è che, se un giorno dovesse avverarsi la profezia di Bradbury, e tutti i testi andassero bruciati, un uomo del futuro che fosse costretto a conoscere il mondo passato attraverso i dischi troverebbe nella seconda prova dei Bloc Party la più compiuta manifestazione della sensibilità di questa decade: testi inquieti risultanti di uno dei periodi storici più insicuri e critici dopo la guerra fredda, frammenti di vita urbana ormai parte della vita di ognuno, una musica che ne è diretta traduzione in spartito: sintetizzatori eterei, chitarre isteriche, sezione ritmica delicata, inesorabile e ipnotica allo stesso tempo, e una voce che viene dal blues all’era informatica senza accusare il colpo. A Weekend in the City batte tutti perché è l’intuizione geniale di una band prima semplice esponente, seppure di spicco, di una scuola (Silent Alarm), poi smarritasi alla ricerca di una personalità di cui è ancora, e forse sempre sarà, inconsapevole (Intimacy).
di Gustavo Bartelt
Non ho voglia di scrivere, o meglio, non so di cosa scrivere, ma so bene quello che sto provando ora verso l’industria musicale “indipendente” e i suoi “artisti”.
Grazie Bluto, e ora ridateci il sudore.
di Athirson de Oliveira
Ebbene sì, ci siamo. Domani mi laureo. E’ una triennale, è vero. Per di più in lettere. Poco più di una formalità insomma, di certo meno impegnativa di un qualsiasi esame, almeno nella mia facoltà. Ma mi piace pensarlo come un traguardo. Più simbolico che realmente inerente al mio curriculum di studi.
In qualche modo segna una svolta, uno scarto, uno spartiacque. Mi sento di poter dire che domani una prima frazione della mia vita si concluderà: ho ventidue anni, i peli pubici, ho perso la verginità da un pò di tempo ormai, fra qualche giorno non sarò nemmeno più neopatentato, ho già svolto qualche lavoretto retribuito, non dormo più con la luce accesa, so cucinare stirare lavare, ho inciso dei dischi, ho fatto dei concerti, ne ho visti anche di più, ho comprato diversi dischi, ho lasciato ragazze e sono stato lasciato, ho distrutto la macchina di un amico, ho vinto la paura delle discoteche, ho cambiato diverse volte gusti nel vestire, ho già perso alcuni nonni, ho già un amico non più celibe, ho provato la marijuana, sono stato in una macchina della polizia, ho fatto il bagno di mezzanotte…
insomma, non serve che continui. Ho vissuto questi 22 anni, ho una vita che entra nella media, diciamo.
Quindi sento di poter essere legittimato a celebrare la mia svolta con una lista di canzoni che per me sono state importanti e con ogni probabilità continueranno ad esserlo per sempre, in ossequio al mio comandamento “Non rinnegare”.
Sono 100.
Sono solo le prime 100.
Sono tante.
Sono in ordine assolutamente sparso.
In molti casi non sono la canzone più bella dell’artista.
Io mi limito a citarle. Il perchè sono cazzi miei, e voi avrete il vostro.
Cercherò di metterne una per artista. Ma non assicuro affatto che manterrò la promessa.
- The Fray – Over my head (cable car)
- Aqua – Lollipop (Candyman)
- The Offspring – The Kids Aren’t Alright
- White Town – Your Woman
- AFI – A Winter’s Tale
- Green Day – Waiting
- NOFX – Lower
- Cut/Copy – Hearts on fire
- The National – Guest’s Room
- The Radio Dept – Freddie & the Trojan Horse
- Bloc Party – I Still Remember
- Finch – Awake
- Sunny Day Real Estate – One
- Converge – Last Light
- Nirvana – Come as you are
- LEN – Steal My Sunshine
- Vanilla Sky – Your Words
- Sounds Like Violence – Wrong
- La Quiete – Il destino di un ombrello
- Fine Before You Came – Fede
- Rancid – Old Friend
- Pearl Jam – Nothingman
- Band Of Horses – The Funeral
- Carpark North – Run
- Ash – Walking Barefoot
- Muse – Plug in baby
- The Prodigy – Narayan
- Brand New – Sowing Season
- Guru Josh Project – Infinity 2008
- Blink 182 – Adam’s Song
- Evan & Jaron – Crazy for this girl
- Alkaline Trio – Goodbye Forever
- A Perfect Circle – Judith
- Coheed & Cambria – The Suffering
- Aiden – Moment
- Anti-Flag – One People One Struggle
- U2 – Sunday Bloody Sunday
- Pipedown – Leviathan
- Thought Riot – On Friends and mistakes
- Lagwagon – May 16th
- Scatman John – Scatman
- Aphex Twin – Windowlicker
- The Bloodhound Gang – I’m the least you could do
- ATB – 9PM (Till i come)
- Outkast – Mrs Jackson
- Chumbawamba - Thumbthumping
- Snap – Rhythm is a dancer
- 4 Non Blondes – What’s Up?
- Franz Ferdinand – Lyndsey Wells
- Editors – The Weight of the world
- The Saddest Landscape – A statue of a girl
- Mark Knopfler – What it is
- Desert City Soundtrack – No Signal
- Mae – The Ocean
- Tiger Army – Never Die
- Travis – Pipe Dreams
- Incubus – Dig
- The Long Winters – Honest
- MewithoutYou – In a sweater poorly knit
- The Decemberists – Yankee Bayonet
- Skunk Anansie – Secretly
- My Vitriol – Always your way
- Linkin Park – Crawling
- Lostprophets – Last train home
- Air – Sexy Boy
- 883 – Nord sud ovest est
- Rufio – Still
- Sikth – Peepshow
- The Cure – The walk
- Bad Astronaut – One giant disappointment
- Coldplay – Yellow
- inMe – Wounds
- Dead Poetic – Vanus Empty
- Joy Division – 24 hours
- R.E.M. – Imitation of life
- Red hot chili peppers – Scar Tissue
- Saves the day – At your funeral
- Ex-otago – The rhythm of the night (Corona)
- The Gaslight Anthem – Great Expectations
- Smashing Pumpkins – Tonight tonight
- Afterhours – Ci sono molti modi
- Calvin Harris – Girls
- Billie Myers – Kiss the Rain
- Spice Girls – Say you’ll be there
- Backstreet Boys – Incomplete
- Bomfunk MC’S – Freestyler
- Max Gazzè – Il timido ubriaco
- Moby – Porcelain
- Boxcar Racer – Letters to God
- Mogwai – Friend of the night
- Placebo – Special Needs
- Something Corporate – I Woke up in a car
- Taking back sunday – Great romances of the 20th century
- Social distortion – Reach for the sky
- Death Cab For Cutie – Summer Skin
- Gary Go – Wounderful
- Foo Fighters – Best of you
- Puddle of Mudd – Blurry
- Misfits – Dig up her bones
- Liquido – Narcotic
di Gustavo Bartelt
Tutto questo folk mi sta rompenndo i coglioni.
E non parlo del folk di cui ha parlato il pessimo Dhalin qualche settimana fa, parlo del folk che riempie i giornali, le webzines e i blog, quel folk iperprodotto o che si mischia pesantemente con dell’elettronica insofferente.
Parlo di quel folk che si sta contendendo con l’ancor più odioso shit-gaze il titolo di genere-moda del momento.
I fleet foxes fanno cagare ok?
Perchè non sono bastati Bright Eyes, Okkerville River e Mountain Goats?
Perchè dobbiamo sopportare tutto questo?
Degli animal collective non me ne frega un cazzo, sono probabilmente il peggior gruppo del decennio.
Ridatemi il r’n'r.
Questo era uno sfogo.
“Bergson sosteneva che il tempo non è una retta di tanti punti contigui, ma un istante che cresce su se stesso sovrapponendosi agli altri.”
di Martin Dahlin
Io sono nato nel 1985. Seven è stata scritta nel 1994. Questo video è di ieri.
di Martin Dalhin