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Mondiali #3 – There’s no return from ’94

21 giugno 2010

di Athirson de Oliveria

Questo post è pieno-zeppo di luoghi comuni. Se vi disturba potete sempre fare a meno di leggerlo

E’ luglio 1994. Giro per le strade di Pasadena. Fra poco si gioca Italia Brasile. O Brasile Italia. Dipende da che parte si guarda il cartellone. E’ iniziata male ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Il Divin Codino ce l’ha fatta.

Appena ho saputo dei Mondiali negli Stati Uniti non ho perso tempo e mi sono organizzato questo viaggio che volevo fare da tempo.

Qualche giorno fa sono stato a Seattle, di andare ad Aberdeen invece non ho avuto il coraggio, non è esattamente il mio concetto di turismo. Per quanto riguarda la tomba di Kurt, quella la lascio alle ragazze private del loro dio. A me piacevano i Nirvana e basta. Ieri invece giravo per Orange County in macchina del mio amico che studia qui, era sintonizzato su KROQ, una radio locale specializzata in musica alternativa. Hanno passato ben due volte una canzone fighissima dove c’è un tizio che ogni tanto salta fuori e dice qualcosa come Gotta Keep ‘em separated. Ha un ritornello killer, un riff mezzo spagnoleggiante, lo speaker lo annuncia come il singolo di tali Offspring, che anticipa il loro prossimo disco Smash. Dev’essere una bomba, ho provato a un negozio di dischi per vedere se c’era. Un negozio un po’ distro ovviamente, un negozio dove potessi trovare un disco del genere. Non c’era ancora, ma c’era la loro ultima cassetta, Ignition. L’ho comprata ed è una bomba, c’è anche un pezzo che si chiama Dirty Magic che mi ricorda i Nirvana. Sì lo ammetto, mi mancheranno i Nirvana. E questi Offspring sono troppo hardcore, troppo T.S.O.L., non venderanno mai un cazzo, non da me in Europa.

Sono quasi arrivato al Rose Bowl. Ci sono dei messicani che vendono magliette taroccate. Baggio va a ruba, ma oggi giocherà mezzo rotto. La maglia dell’Italia non è malvagia, con quei riflessi azzurri sul blu. E’ il simbolo della Federcalcio che non mi piace molto. I numeri invece sono tamarri, barocchi, come piace a me. Ci sono un sacco di brasiliani, la maggior parte di loro ha la maglia di Romario. Uno l’ho visto con la maglia di Marcio Santos. L’anti-conformismo esiste anche in Sudamerica.

Italia – Bulgaria l’ho vista solo in televisione, e mi è dispiaciuto. Dopo aver visto come abbiamo giocato sono convinto che lo schianteremo questo Brasile, che non è spaventoso come tutti gli altri anni. Che poi non vince un cazzo dal ’70, contro di noi. I sei minuti di Rivera, Pelè, Italia Germania 4-3, tutte quelle cose lì.

C’è un concerto dei Green Day qui fra pochi giorni. Non li ho ancora ascoltati, non mi ispirano granché. Dicono che siano dei venduti del cazzo. Dei venduti del cazzo che hanno mollato l’etichetta piccola per andare con la major e passare dal punk al pop. Non so, non posso giudicare, ma non ho molta voglia di ascoltarmeli.

Questo Ignition è veramente un disco della madonna. Quando tornerò in Italia lo farò ascoltare ai miei amici. Che la smettano coi Pearl Jam e i Guns ‘n Roses.

Fu circa così. Non per me, s’intenda. Nel 1994 avevo 7 anni. La finale la vidi in Tv coi miei. I rigori. Baggio lo tirò alto e tutti si disperarono. Mi disperai anch’io, evidentemente bisognava farlo. Ma fra me e me mi ripetevo che sarebbe bastato tirare un’altra volta no? Però mi vergognavo di chiederlo, magari è una vaccata. Perciò chiesi: “E adesso?”

“E adesso basta per 4 anni” mi rispose, insospettabilmente preparata, e già meno triste, la mamma.

Però! Quattro anni senza calcio. Chissà perché. A settembre mi imbattei in una partita di coppa. La Lazio, mi pare. La mamma aveva detto una cazzata.

Avrei voluto avere più di sette anni nel 1994. Sorprendermi al suicidio di Cobain. Intercettare su MTV il video di Come Out & Play e di Basket Case e lasciare che piano piano mi cambiassero la vita in diretta, e non in differita. Avrei voluto passeggiare per la spiaggia di sera con l’aria sulla faccia pensando a una bella figa, vestito come un coglione con quei jeans chiari a vita alta, le camicette e le magliette coloratissime e di cattivo gusto, il cappellino con la visiera girata all’indietro e la lacca sui capelli ascoltando con il mio walkman quell’Ignition con quei suoni di cristallo, subacquei, i rullanti che sembrano ceffoni, le chitarre acidissime, schifosamente californiane, più californiane e estive di questo video

volevo disperarmi a tal punto da non sentire Pizzul dire con la voce spezzata “…alto…”…sarei uscito con gli amici, avremmo bevuto una birra con tremila lire, poi di nuovo a casa, in camera, ad ascoltare punk e a pensare che il mondo sarebbe stato una merda anche se l’Italia avesse vinto. Ci mancava solo che fosse vera la storia che Repetto se n’era andato.

Invece non è andata così.

La mia Come Out & Play è stata Pretty Fly, poco dopo che Zidane e Petit ne facessero 3 a Taffarel. La vera disperazione fu illudersi di vincere un Europeo con Delvecchio e trovarsi invece con un neo-juventino che ti spezzava il cuore.

I dischi però già non suonavano più con quell’aura estiva e “Novanta”. Erano sempre più puliti e asettici.

Ma mi è andata bene. Meglio di un 1-1 con la Nuova Zelanda ammaliati da un disco dei Confide.

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