Mondiali #2 – Quando sbagliare conta
di Athirson de Oliveira
Ok. Finora un’ecatombe:
- Green ha fatto una gran cazzata, eppure non è stato il gol più umiliante che Dempsey abbia inflitto ad una squadra. Chiedete a Zaccheroni.
- Il Cristiano Ronaldo versione Sega Planet che hanno messo in porta dell’Algeria ha fatto una cosa che nemmeno i Pulcini.
- Il portiere del Messico sembra uno squilibrato, mi ricorda le squadre di periferia venete come il Vò, il Montemerlo e i Gianesini che non riuscendo a trovare undici-giocatori-undici, assoldano lo scemo del villaggio. Presto combinerà la sua.
- La Grecia fa cagare, ma vabbè, che novità. La Grecia è la Grecia, la Grecia fa cagare anche a Subbuteo.
Questo è in soldoni un sunto del mondiale. Tralascio l’autogol della Danimarca perchè in fondo mi sembra molto più normale di quanto possa apparire a primo impatto.
Pensateci: è un mondiale. I gironi eliminatori. Tutt’al più si torna a casa presto, no? Ma si torna semplicemente a casa. In fondo, a parte l’eterna spaccona Inghilterra, parliamoci chiaro, Danimarca Algeria, Messico e Grecia pensavano davvero di arrivare lontano anche non facendo troiate?
E allora il danno sta a zero.
Pensate invece a chi si spacca il culo una stagione, poi si trova a dover giocare due partite. Una la pareggia fuori casa, ipotecando il ritorno. Poi ospita gli avversari e ne prende tre, regalandone due.
Pazienza, si torna a casa, succede. No. Non si torna a casa.
Si torna in Lega Pro. L’inferno del calcio. La ricompensa per aver giocato 41 partite in stadi mezzi vuoti, con avversari più cattivi e squadre tutte alla pari.
C’ho pensato per qualche secondo sabato. Altro che Baggio in lacrime, Di Biagio a terra, la papera di Kahn su Ronaldo, il golden gol di Trezeguet nei Paesi Bassi.
Quello, non questo, è il calcio.
Poi mi sono ricordato che sono padovano. E sti cazzi.
Mors tua, vita mea Arrigoni.
